Una terra senza fiumi
Chi arriva in questa parte di Puglia si accorge presto di un'assenza: non ci sono fiumi. Nessun corso d'acqua permanente attraversa l'altopiano murgiano, non ci sono ponti sull'acqua, non ci sono rive. Eppure il territorio è inciso da solchi profondi, punteggiato di conche e attraversato, sotto la superficie, da una circolazione idrica notevole.
La spiegazione sta nella roccia. La Murgia è costituita in larga parte da calcari, rocce formate da carbonato di calcio depositatosi in ambiente marino in epoche remote. Il calcare ha una proprietà decisiva: viene lentamente sciolto dall'acqua piovana. È su questa reazione chimica che si regge tutto il paesaggio locale.
Come si scava una grotta
L'acqua di pioggia, attraversando l'aria e soprattutto il suolo, si arricchisce di anidride carbonica e diventa leggermente acida. A contatto con il calcare lo dissolve, poco per volta. Non è un'erosione meccanica, come quella di un fiume che trascina ghiaia: è un lento consumo chimico.
L'acqua si infiltra nelle fratture della roccia, e ogni passaggio le allarga. Le fessure diventano condotti, i condotti diventano gallerie, le gallerie si ampliano in sale. Dove l'acqua satura di carbonato ricomincia a gocciolare in ambienti aerati, il processo si inverte e il calcare torna a depositarsi: nascono così stalattiti, stalagmiti, colonne e drappeggi, che crescono con lentezza estrema.
Questo insieme di fenomeni si chiama carsismo. Il complesso sotterraneo più noto del territorio è quello delle Grotte di Castellana, a poca distanza da Conversano: un sistema di cavità che si sviluppa per oltre tre chilometri e scende a decine di metri di profondità, esplorato a partire dal 1938 e oggi visitabile con percorsi guidati di lunghezza diversa. Itinerari, orari e biglietti vanno verificati sui canali ufficiali, perché cambiano con la stagione. Da sapere: sottoterra la temperatura è costante e fresca anche in agosto, quindi conviene portare una felpa.
Doline, inghiottitoi, gravine
Il carsismo non lavora solo in profondità: lascia segni riconoscibili anche in superficie. Imparare a distinguerli cambia il modo di guardare l'altopiano.
- Dolina: una depressione a conca, tondeggiante, larga da pochi metri a diverse centinaia. Può formarsi per dissoluzione progressiva della roccia oppure per il crollo della volta di una cavità sottostante. Sul fondo si accumula terra rossa, e per questo le doline sono spesso gli unici punti coltivati in mezzo alla pietra.
- Inghiottitoio: il punto in cui l'acqua superficiale sparisce nel sottosuolo, imboccando una frattura. È l'ingresso naturale del sistema sotterraneo.
- Lama: il solco erosivo poco profondo che scende dall'altopiano verso l'Adriatico, asciutto quasi tutto l'anno.
- Gravina: un canyon dai fianchi verticali, molto più inciso, tipico del margine occidentale della Murgia.
Le doline più spettacolari della zona sono note con un nome locale, pulo. Il Pulo di Altamura è la più grande dell'area, con un diametro di alcune centinaia di metri e una profondità di svariate decine; nel territorio di Gravina in Puglia si trovano il Pulicchio e la Grave di Faraualla. La loro origine viene ricondotta al crollo di grandi cavità sotterranee.
Il Parco Nazionale dell'Alta Murgia
La parte più interna e alta dell'altopiano è protetta dal Parco Nazionale dell'Alta Murgia. È un paesaggio inatteso per chi associa la Puglia solo al mare: dorsali rocciose, ampie praterie naturali, muretti a secco, masserie isolate, pochi alberi e orizzonti larghissimi. In primavera le fioriture spontanee sono notevoli; in estate il colore dominante è il giallo della steppa.
Il parco custodisce anche testimonianze scientifiche di rilievo, dalle superfici rocciose con impronte lasciate da dinosauri fino ai ritrovamenti paleoantropologici avvenuti in cavità carsiche del territorio di Altamura. È una zona che si presta a escursioni a piedi e in bicicletta, ma va affrontata con criterio: ombra quasi assente, vento, nessuna fonte d'acqua. In estate conviene uscire presto, portare scorte abbondanti e verificare in anticipo percorsi ed eventuali limitazioni di accesso presso l'ente parco.
Dove finisce l'acqua
L'acqua che scompare negli inghiottitoi non si perde: raggiunge in profondità un grande acquifero carsico, storicamente la principale riserva idrica sotterranea della regione. È un sistema prezioso e fragile, perché la roccia fratturata filtra pochissimo: ciò che viene disperso in superficie arriva rapidamente in falda. Da qui deriva l'attenzione, in tutta la zona, a cosa finisce nel terreno.
Questa è anche la ragione per cui, nella campagna intorno a Conversano, le cisterne scavate nella roccia sono state per secoli l'elemento più importante di ogni masseria. In un territorio dove la pioggia sparisce nel giro di ore, raccoglierla e conservarla non era un accorgimento: era la condizione per abitare.
Vederlo con i propri occhi
Non serve essere speleologi. Basta guidare lungo una provinciale interna e riconoscere una conca sul fondo di un campo, notare un muretto che segue il bordo di una depressione, capire perché un uliveto è fitto in un punto e rado dieci metri più in là. Il sottosuolo, qui, spiega la superficie: dalla forma dei campi al motivo per cui i paesi sorgono dove sorgono.
Una raccomandazione di buon senso: le cavità naturali non attrezzate non si esplorano per conto proprio. Gli ingressi possono essere instabili e i pozzi profondi. Le grotte si visitano con i percorsi organizzati, il resto si guarda dalla superficie.
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