I trulli di Alberobello con i tetti conici in pietra a secco
Alberobello, i trulli dai tetti conici

Perché Alberobello esiste

Alberobello dista circa venticinque chilometri da Conversano ed è uno dei pochi posti in Italia dove l'aspetto di una città si spiega quasi interamente con una vicenda giuridica. Nella seconda metà del Cinquecento la zona, allora chiamata la Selva, era un feudo degli Acquaviva, conti di Conversano: gli stessi signori del castello che domina il centro storico a pochi chilometri dalla villa. Furono loro a insediarvi contadini per mettere a coltura il bosco.

La condizione degli abitanti restò però precaria a lungo. Nel 1797 un gruppo di alberobellesi si recò a Taranto per chiedere l'intervento del re Ferdinando IV di Borbone; il 27 maggio 1797 il decreto regio affrancò il borgo dal regime feudale. Il segno materiale di quel passaggio è la Casa d'Amore, che si affaccia sulla piazza principale: costruita nel 1797 da Francesco d'Amore, fu il primo edificio del paese realizzato con la malta anziché a secco, e oggi ospita l'ufficio di informazione turistica.

Come è fatto un trullo

Il trullo è una costruzione in pietra calcarea a secco, senza leganti. I muri perimetrali sono spessi, le aperture poche e piccole, e la copertura è una falsa cupola ottenuta sovrapponendo filari di lastre calcaree via via aggettanti verso l'interno, fino alla chiave in cima. Il profilo può essere conico, a cupola o piramidale; all'esterno le lastre assicurano lo scolo dell'acqua piovana, che veniva incanalata nelle cisterne sotterranee.

La tecnica non è un'invenzione locale isolata: l'edilizia a secco è diffusa in tutta la Murgia e nella Valle d'Itria, e nell'area è documentata a partire dal tardo Medioevo. Alberobello è eccezionale non per il singolo edificio ma per la quantità e per la continuità: oltre milleseicento trulli sopravvissuti in gran parte nella forma originaria e tuttora abitati. Per questo il sito è iscritto nella lista del patrimonio mondiale UNESCO dal 1996.

Rione Monti

È il rione più ampio e il più visitato: circa milletrenta trulli disposti lungo strade che salgono in pendenza. Dichiarato monumento nazionale già nel 1928, oggi ospita quasi esclusivamente attività commerciali e nelle ore centrali della giornata è affollato. Vale comunque la salita fino in cima, dove si trova la chiesa di Sant'Antonio: eretta nel 1927, con cupola conica, è l'unica chiesa costruita interamente con la tecnica del trullo. Dai belvedere affacciati sul rione si ha la vista d'insieme sui tetti grigi che tutti cercano.

Aia Piccola

Sull'altro lato del paese, il rione Aia Piccola conta circa cinquecentonovanta trulli ed è la parte residenziale: poche vetrine, molte case abitate, silenzio. Anche questo rione è monumento nazionale, riconoscimento arrivato nel 1936 insieme a quello per Casa d'Amore. Chi vuole capire com'era davvero vivere in un trullo dovrebbe dedicare qui la parte più lunga della visita, e non il contrario. È anche il posto giusto per fotografare senza avere trenta persone nell'inquadratura.

Trullo Sovrano

Alle spalle del santuario si trova il Trullo Sovrano, l'unico trullo a due piani di Alberobello, costruito nella seconda metà del Settecento. Appartenne al sacerdote Cataldo Perta, che vi ospitò per alcuni anni una confraternita e alcune reliquie. È monumento nazionale dal 1923, il primo del paese a ricevere quel riconoscimento, ed è visitabile all'interno: le stanze consentono di leggere la struttura della falsa cupola dal di dentro, cosa che dall'esterno sfugge completamente.

Come visitarla senza subirla

  • Orario: prima delle dieci del mattino o dopo le sei del pomeriggio. In mezzo, nei mesi estivi, il Rione Monti è molto congestionato.
  • Ordine: iniziare da Aia Piccola e chiudere con Monti evita di arrivare stanchi nella parte più tranquilla.
  • Rispetto: molti trulli sono abitazioni private. Una porta aperta non è un invito a entrare, e i cortili non sono spazi pubblici.
  • Auto: il centro è in gran parte a traffico limitato; si parcheggia nelle aree esterne e si prosegue a piedi.
  • Ingressi: orari e modalità di visita dei singoli edifici cambiano nel corso dell'anno e vanno verificati sui canali ufficiali.

Da Musa Maris, Alberobello si raggiunge in una mezz'ora abbondante di auto attraversando la campagna della Valle d'Itria, tra muretti a secco e uliveti. È una meta che si abbina bene alle Grotte di Castellana, che stanno sulla stessa direttrice, oppure a Locorotondo e Martina Franca per chi vuole allungare la giornata.

Musa Maris — la villa con piscina privata nella campagna di Conversano

Tre camere matrimoniali, tre bagni, piscina privata ad uso esclusivo e patio coperto tra gli ulivi secolari: la base giusta per scoprire la Puglia e tornare ogni sera al silenzio della campagna.