Piazza Castello a Conversano con il castello degli Acquaviva d'Aragona
Conversano, la piazza del castello

Una collina fortificata da tremila anni

Conversano si distende su un rilievo poco oltre i duecento metri sul livello del mare, arretrato rispetto alla costa adriatica. Prima del nome attuale il luogo si chiamava Norba: un centro peucezio dell'età del Ferro, il cui toponimo rimanda all'idea di città fortificata. Di quella stagione resta la cinta di mura megalitiche, blocchi calcarei squadrati e montati a secco, spessi fino a quattro metri e sviluppati per circa ottocento. Quelle mura spiegano perché castello, cattedrale e monastero siano tutti addossati sullo stesso punto alto della collina.

Il borgo medievale è cresciuto dentro quel perimetro e si è poi allargato tra Trecento e Quattrocento con una seconda cinta oggi quasi del tutto perduta, di cui sopravvive la Porta Tarantina. Conversano si visita a piedi, salendo dal basso: in mezza giornata si copre l'intero nucleo storico senza affanno.

Il castello degli Acquaviva d'Aragona

Il castello occupa il margine nord-orientale della città vecchia, con una pianta trapezoidale irregolare: il risultato di fasi costruttive stratificate tra l'XI e il XIX secolo. Il nucleo più antico è la Torre Maestra, alta circa venticinque metri, con pochissime aperture e feritoie strette: la logica è ancora quella della fortezza normanna, non della residenza signorile.

La trasformazione in dimora arriva con gli Acquaviva d'Aragona, che tennero la contea dal 1456 fino all'Ottocento. Il personaggio più ingombrante della famiglia è Giangirolamo II, rimasto nella memoria locale come il Guercio delle Puglie: signore violento e mecenate raffinato allo stesso tempo. Intorno al 1635 chiamò a corte il pittore napoletano Paolo Finoglio, che tra il 1640 e il 1643 circa dipinse per lui dieci grandi tele ispirate alla Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso. È il ciclo pittorico seicentesco più importante dedicato al poema, e si vede ancora oggi a Conversano, nella pinacoteca civica intitolata al pittore.

La Cattedrale romanica e la Madonna della Fonte

A pochi passi dal castello, la basilica cattedrale di Santa Maria Assunta è uno degli esempi più netti di romanico pugliese dell'entroterra barese, edificata tra la fine dell'XI e il XII secolo. La facciata a capanna è tripartita da lesene e scandita da tre portali; quello centrale ha una decorazione scultorea ricca, con due leoni stilofori che reggono il protiro. In alto si apre un rosone quattrocentesco a dodici raggi, affiancato da due oculi minori. L'interno è a tre navate e si chiude con tre absidi semicircolari allineate.

Chi entra aspettandosi arredi medievali resta spiazzato: nella notte tra il 10 e l'11 luglio 1911 un incendio devastò la chiesa e ne distrusse quasi per intero il corredo storico. Si salvarono il Crocifisso ligneo e l'icona della Madonna della Fonte, patrona della città e ancora oggi l'oggetto di devozione più sentito. Sopravvive anche un grande affresco quattrocentesco di scuola pisana.

San Benedetto e il governo delle badesse

Il monastero di San Benedetto è la cosa più singolare di Conversano. Documentato già nel IX secolo, nel 1110 passò sotto giurisdizione vaticana diretta. Dal 1266 vi si insediò una comunità di monache, che ereditò le prerogative dell'antico abate mitrato: alle badesse fu concesso l'uso della mitra e del pastorale, insegne vescovili, insieme a una giurisdizione piena sul clero di Castellana. Un'anomalia tale che negli ambienti ecclesiastici pugliesi la si definì Monstrum Apuliae. Il privilegio resse fino ai primi dell'Ottocento, quando i decreti murattiani cancellarono i diritti feudali.

Il potere si legge nell'architettura: il campanile barocco del monastero fu costruito volutamente più alto di quello della cattedrale, perché fosse chiaro a chiunque chi comandasse su quel pezzo di collina. All'interno si conservano due chiostri, uno medievale a pianta trapezoidale con capitelli scolpiti — tra cui uno raro a motivo di labirinto — e uno monumentale barocco del 1605, con portico e pozzo al centro. La chiesa ha navata unica e tre cupole in asse, secondo una tradizione tipicamente pugliese; oggi parte del complesso ospita il museo archeologico civico.

Fuori dal centro: i laghi carsici e le ciliegie

Il lago di Conversano, al singolare, non esiste. Ne esiste invece una decina: piccoli specchi d'acqua dolce formatisi dentro doline carsiche nella campagna intorno all'abitato, alcuni stagionali e quindi asciutti d'estate. Dal 2006 l'area è tutelata dalla riserva naturale regionale orientata dei Laghi di Conversano e Gravina di Monsignore: uliveti, muretti a secco, pascoli e avvallamenti verdi, un paesaggio che non somiglia all'immagine corrente della Puglia e si percorre bene a piedi o in bicicletta.

L'altra identità del territorio è agricola. Qui si coltiva la ciliegia Ferrovia, varietà di riferimento della zona, con una tradizione cerasicola documentata fin dal Cinquecento; il nome deriva dal mezzo con cui veniva spedita verso i mercati del nord. Tra fine maggio e i primi di giugno la città le dedica una festa, con un calendario che cambia ogni anno: va verificato sui canali ufficiali del Comune.

Come impostare la giornata

Castello, cattedrale e monastero stanno in un raggio di poche decine di metri e si vedono con calma in mezza giornata, meglio al mattino presto o nel tardo pomeriggio. Orari e biglietti dei musei cambiano con la stagione: vanno verificati sui canali ufficiali prima di salire.

Per chi soggiorna a Musa Maris, in contrada Monte San Michele, il centro storico è a pochi minuti di auto. È la tappa naturale del primo giorno: una volta capito chi fossero gli Acquaviva, il resto del territorio — Alberobello compresa — diventa molto più leggibile.

Musa Maris — la villa con piscina privata nella campagna di Conversano

Tre camere matrimoniali, tre bagni, piscina privata ad uso esclusivo e patio coperto tra gli ulivi secolari: la base giusta per scoprire la Puglia e tornare ogni sera al silenzio della campagna.